BOTTIGLIA NUMERO UNO: le nostre merendine e la deforestazione. Ecosostenibilità e le nostre scelte.

Genere: Messaggio in bottiglia Numero Uno
Data: 15/04/2014
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Una cosa scontata, un’abitudine quotidiana, un gesto automatico: passando per le corsie del supermercato la tale busta, “quella” scatola, la bottiglia gialla (o rossa o verde) finiscono nel cestino.

Spesso non ricordiamo neanche il nome dei prodotti che acquistiamo, semplicemente riconosciamo distrattamente una forma, un colore o solo il posto sullo scaffale. Si riempiono i carrelli così come, purtroppo, spesso, si riempiono gli stomaci: senza pensare a cosa gli si sta buttando dentro.

La lettura delle etichette, l’essere informati sugli ingredienti dei prodotti alimentari, sui componenti dei cosmetici o dei prodotti per le pulizie, può evitarci di commettere l’errore di essere corresponsabili inconsapevoli di grandi disastri ecologici o semplicemente, può evitarci il lento (e neanche tanto lento) avvelenamento da cibi spazzatura.

Unilever, Nestlé, Kraft e Procter&Gamble: i colossi dell’industria alimentare sono responsabili della conversione di oltre il 1,4 milioni di ettari della foresta di Riau, nell’isola di Sumatra, in palmeti per la produzione di olio da cucina. Da sola, Unilever ne usa 1,2 milioni di tonnellate l’anno, il 4% della produzione mondiale (28 milioni di tonnellate: è l’olio più prodotto dopo quello di soia). Finisce nella margarina Flora, nel formaggio Philadelphia o nelle Pringles. Il mercato dell’olio di palma è controllato da una manciata di aziende: Cargill, Adm-Kuok-Wilmar e Synergy Drive. Per far fronte alle critiche hanno dato vita al Roundtable on Sustainable Palm Oil (ndd: vedi articolo “RSPO una farsa” di Green Peace in allegato): ne fanno parte 219 membri, che rappresentano il 40% del mercato. Per l’Italia sono presenti Ferrero e Unigrà. Anche se al tavolo partecipano anche 18 ong, nella pratica si tratta di un organismo di autocertificazione, dove controllore e controllato coincidono.”

Da: “Rapporto Olio di Palma: come ti friggo il clima” Green Peace (http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2007/12/olio-di-palma.pdf)

In campo energetico l’uso dell’olio di palma è incentivato come “energia rinnovabile”. Dal suddetto rapporto di Green Peace si legge:

Fri-el è nata investendo nell’idroelettrico, per passare poi all’eolico. Cinque anni fa l’intuizione: buttarsi sull’olio. Una prima centrale è in via di realizzazione ad Acerra (sì, quella dell’inceneritore), avrà una potenza di 70 MW -non poco per essere una centrale a biomassa- e dovrebbe essere operativa entro un anno e mezzo. È solo il primo di una decina di impianti in progettazione, la cui convenienza è strettamente legata al meccanismo italiano di incentivazione delle fonti rinnovabili. Perché l’olio di palma è una fonte rinnovabile e da noi i cosiddetti “certificati verdi”, cioè i soldi che lo Stato versa a un’azienda in funzione dell’energia pulita prodotta, valgono il triplo della media europea. Per questo un impianto, che costa circa un milione di euro a MW, si ripaga velocemente e fa guadagnare molto. Nessuna distinzione viene fatta sulla provenienza del combustibile: anche se l’olio di palma arriva dall’altra parte del mondo, e contribuisce alla distruzione delle foreste indonesiane, è una fonte rinnovabile da premiare.

Non importa se le palme sottraggono terra all’agricoltura destinata all’alimentazione umana. I fratelli Ghostner hanno anche investito in piantagioni: Congo, Malesia, Indonesia; in Romania hanno già piantato 10mila ettari di palme, in Etiopia sono pronti i primi 2mila (e hanno una concessione per 60mila); in Gabon c’è un progetto da 100mila ettari”.

Negli articoli scaricabili in pdf e ebook sulla produzione di olio di palma, il grasso vegetale in assoluto più usato nel mondo, in incentivo all’informazione, motivi di riflessione,  e tante ragioni per agire …ecologica-mente

logo kale specchiato

                                            buona lettura ecologicamente

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